L'elezione americana vista dall'Europa
(Lettera al Corriere)


Mentre nella notte scorrevano i balletti delle cifre e delle proiezioni, più di un commentatore nelle varie dirette tv si è lasciato andare a commenti entusiastici circa il carattere democratico dell'evento. Un osservatore statunitense, vedendo le immagini di lunghe code di gente in fila per il voto, esclamava soddisfatto: "questa è la democrazia!".  E dal suo punto di vista aveva perfettamente ragione. I cittadini degli Stati Uniti stavano scegliendo il presidente degli Stati Uniti.
Ma non è solo per curiosità che quella notte gli occhi di tutto il mondo erano puntati sull'elezione USA. Tutti sanno infatti che il vincitore di quel voto sarà, in un certo senso, anche il "loro" presidente. Non neghiamocelo. Una decisione di Bush domani mattina può avere sull'Italia ripercussioni molto più forti di un anno di sforzi del nostro primo ministro. Che lo vogliamo o no, chi governa sugli USA è anche il "nostro" presidente.  Ma noi non possiamo votarlo. Stiamo lì, davanti agli schermi, facciamo il tifo, ma non possiamo incidere per nulla sull'evento.  E questo mi sembra un po' meno democratico.
La colpa non è però degli Stati Uniti, la colpa è dei capi di Stato e di Governo dell'Europa che, per tenersi stretto un potere anacronistico e spesso illusorio,  si ostinano a negare agli Europei  l'esperienza di un voto per qualcuno che li rappresenti davvero tutti sulla scena internazionale. Salvo poi passare la notte in bianco per sapere chi ci comanderà...
Come sarebbe bello vivere anche qui in Europa un'esperienza del genere! Votare per un "Presidente dell'Unione Europea", che ci rappresenterebbe davvero tutti e avrebbe poteri analoghi a quelli del presidente USA. E invece cosa ci tocca? Una presa in giro di "Costituzione" in cui non ricorre nemmeno una volta la parola "federazione" o anche solo "confederazione" (e pensare che c'è chi si lamenta che sia poco considerata la religione, che ricorre 13 volte!).  349 pagine per fingere di fornire un sistema equilibrato di "pesi e contrappesi", ma anche qui le cifre parlano chiaro: 85 occorrenze di "unanimità", e 66 di "maggioranza qualificata"; le 13 occorrenze di "maggioranza semplice" si riferiscono a cose tipo l'ordine del giorno o la costituzione di organismi consultivi... Negli Stati Uniti, l'Ohio o la Florida non hanno diritto di veto sulla politica estera, ma il presidente USA non può non tenere presenti anche le loro esigenze, se vuole essere rieletto.
Gli Stati Uniti hanno fatto una scelta giusta più di 200 anni fa, unendosi in una federazione, e da allora vivono "di rendita" su quella scelta, che li ha portati ad essere quello che sono. Quando ci accorgeremo che è ora di fare anche noi questo passo?

3 novembre 2004